SAPORE DI MARE, SAPORE DI ENERGIA CON FATIMA TROTTA AL DE FILIPPO

Al Teatro Eduardo De Filippo di Agropoli è andato in scena Sapore di Mare – Il Musical, ottavo appuntamento dell’undicesima stagione teatrale diretta da Pierluigi Iorio e primo musical ospitato sul palco del De Filippo. Un debutto nel genere che ha il sapore della scommessa vinta, capace di trasformare la sala in una vera festa collettiva.

Ispirato all’immaginario cinematografico dei fratelli Vanzina, lo spettacolo riporta in scena le estati italiane tra spiagge assolate, amori nati sotto l’ombrellone e amicizie che sembravano eterne. Ma non è un’operazione puramente nostalgica: è piuttosto uno sguardo lucido su un tempo che credeva nei sentimenti dichiarati, nei gesti plateali, in una forma di romanticismo oggi forse meno frequente ma non per questo meno necessaria.

Protagonista carismatica è Fatima Trotta, presenza scenica energica e solare, capace di guidare con naturalezza una compagnia affiatata di ballerini e cantanti di ottimo livello. Le coreografie sono dinamiche e ben calibrate, costruite per sostenere il ritmo serrato dello spettacolo senza sacrificare la pulizia del movimento. Le voci risultano solide, armoniche negli ensemble e intense nei momenti più intimi.

Elemento distintivo è l’orchestra dal vivo, che restituisce alle musiche quella vibrazione autentica impossibile da replicare con basi preregistrate. L’impatto sonoro è pieno ma mai invadente: accompagna, sottolinea, dialoga con la scena. Le canzoni – veri e propri frammenti di memoria collettiva – acquistano così nuova vitalità, sostenendo l’emozione senza scivolare nell’effetto karaoke nostalgico.

L’impianto scenico è vivace e funzionale: cambi rapidi, colori saturi, soluzioni luministiche che evocano tramonti balneari e notti d’estate. I costumi giocano un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera: linee, fantasie e palette cromatiche restituiscono con coerenza estetica un’epoca riconoscibile, contribuendo a creare un colpo d’occhio immediato e coinvolgente.

La regia mantiene saldo l’equilibrio tra leggerezza e sentimento, rispettando la cifra narrativa vanziniana fatta di dialoghi brillanti e ironia garbata. Se alcune battute possono apparire “fuori tempo”, è proprio in quello scarto che si manifesta l’autenticità del racconto: un modo di vivere e narrare l’amore meno disincantato, più diretto, talvolta ingenuo ma profondamente sincero.

Al centro rimane la nostalgia, intesa non come malinconia sterile ma come strumento di consapevolezza. Le storie d’amore possono compiersi o interrompersi, ma restano tappe formative, momenti che definiscono identità e memoria. In questo senso, lo spettacolo diventa specchio di un mondo che credeva nei sentimenti nobili e nella loro dignità, offrendo al pubblico qualcosa che va oltre l’intrattenimento: un’occasione di riflessione condivisa.

Il risultato è un musical che diverte e coinvolge generazioni diverse, segnando per il Teatro De Filippo un’apertura riuscita al linguaggio del musical. Una serata che celebra il passato, sì, ma con lo sguardo rivolto al presente — e forse con il desiderio di recuperare un po’ di perduta spensieratezza.